SPECCHIO–Un po’ di Storia (Terza parte)

LA CHIESA

Ancor prima del medioevo, la Chiesa e il territorio di Specchio, sono sempre stati oggetto di contesa tra i Piacentini e i Parmensi; come già accennato il motivo del contendere nell’ anno 673 era la determinazione dei confini civili tra Parma e Piacenza e nonostante che già allora vi fosse stato un decreto del re Pertarido, i dissapori tra i due contendenti si sono protratti per diversi secoli con l’alternarsi nel dominio di Specchio, di vari casati o signorie appartenenti ad una o all’altra fazione.

specchio chiesa1.piccola

Specchio–La Chiesa

Anche la chiesa, fino a poco tempo fa, è stata protagonista di controversie tra la curia piacentina e la curia parmense, ne è testimone il fatto che dopo secoli di appartenenza alla curia piacentina, la parrocchia di Specchio da poco è entrata a far parte della curia parmense.
Ciò premesso, sappiamo che della chiesa di Specchio o perlomeno dei suoi possedimenti, se ne parla già nell’alto medioevo;(Un territorio Piacentino nel IX secolo- Vito Fumagalli)  la storia racconta che nell’anno 854, la prepositura di Specchio fu oggetto di una lite per la spartizione delle decime tra l’arciprete Giovanni della pieve di San Pietro in Varsi (territorio Piacentino)e l’arciprete Orso della pieve di Santa Maria di Fornovo(territorio Parmense); ambedue ritenevano che Specchio fosse sotto la propria giurisdizione, quindi entrambi pretendevano che Sigiprando, un privato della Val d’Arda, probabilmente proprietario o amministratore delle terre di Specchio dovesse loro parte delle rendite dovute alla chiesa sotto forma di imposte.
Allora i “fines castellana”,cioè i territori o i distretti giudiziari non erano ancora ben definiti ed è perciò che il 25 agosto dell’ 854 i due arcipreti, Giovanni e Orso, accompagnati dai rispettivi avvocati, e Sigiprando di Basilicaduce (Fiorenzuola d’Arda) si presentarono a Moranianum (località non ben identificata) al cospetto di Wifred I Conte di Piacenza e del vescovo della stessa città Seufredo, per dirimere la disputa.
AlPlacito (Parere di un giudice per quanto concerne una lite) presenziarono molte personalità dell’epoca, Arifusus, Rothari, Adelbertus, et Leo indices domini imperatoris, probabilmente con qualifica di notai imperiali, oltre 6 scabini,(funzionari del tribunale) 3 gastaldi, (dignitari nominati dal re ) più altri 19 personaggi importanti. Come si è detto la disputa fra i due verteva sulle decime di Monte Spiola o Spinola, loca montanea fine Castellana et Placentina, località collinare situata nel cuore dell’appennino alla confluenza del Mozzola col Taro, pressappoco, in linea d’aria a 8 km da Varsi e a 15 da Fornovo, identificata dagli studiosi nell’attuale territorio di Specchio.

Il collegio dei giudicanti rifacendosi al precedente giudizio, emesso qualche secolo prima (anno 673) dal re longobardo Pertarito e ripreso in seguito anche dal re Adaloaldo che riguardava i confini civili tra il Piacentino e il Parmense, sentenzia che il loco monte Spinola è parte integrante del territorio della curia di Piacenza, e che pertanto le decime aspettino alla pieve di San Pietro in Varsi, già appartenente alla curia Piacentina; oggi Specchio,come già detto in precedenza, non fa più parte della diocesi di Piacenza, qualche anno fa è stato inglobato (definitivamente ?) nella diocesi di Parma.

Il motivo dei questi perenni conflitti, molto probabilmente, erano dovuti al fatto che la chiesa di Specchio, a quei tempi, possedeva un vasto territorio che inglobava oltre che le attuali parrocchie di Pessola e di Contile, anche la parte orientale del monte Dosso.
Intorno all’XI secolo però, quando si presume sia iniziata la costruzione dell’attuale edificio di culto, tutte queste proprietà appartenevano ancora alla curia Piacentina, ma non appartenevano più alla chiesa di Specchio; la Curia Piacentina aveva già assegnato o era in fase di assegnazione  dei suoi beni, in pratica si stavano delineando le attuali parrocchie (Specchio-Contile-Pessola) e a quanto pare anche in questo caso è prevalsa la volontà del più forte o del più autorevole, tant’è vero che la chiesa di Specchio ha trattenuto per sé un territorio molto vasto che comprende diverse frazioni situate nelle immediate adiacenze di Contile, frazioni che distano da Specchio una decina di chilometri.
Ritornando all’edificio ecclesiastico alcuni storici del tempo narrano che la chiesa “priora di Specchio”fosse a “bozze” quadrate e che tragga le sue origini da un antico convento di gesuiti con annesso un cimitero; alcuni reperti trovati tempo addietro ai piedi del monte Spinola, oggi comunemente detto Castello di Specchio, confermerebbero questa ipotesi.
Dell’antico edificio ecclesiastico, dedicato a San Martino, non resta quasi nulla, troppi sono stati i rimaneggiamenti e gli interventi che hanno contribuito a stravolgere l’aspetto originario di questa chiesa; l’intervento più significativo che ha modificato l’aspetto antico sia della Chiesa che del circondario fu voluto a metà del XX secolo dall’allora parroco Monsignor Rolleri Negri Giovanni quando fece demolire la vecchia canonica per poi ricostruirla, in stile contemporaneo, unendola alla chiesa con un passaggio sopraelevato.
In questo edificio di culto non sono custodite particolari e pregevoli opere d’arte, fatta eccezione per una croce in argento e rame risalente al 1574 e a un dipinto raffigurante S.Martino, donato dalla famiglia Rugarli; secondo alcuni storici però si apprende (1 ) che nella chiesa di Specchio vi era conservato un dipinto raffigurante San Giacomo attribuibile a Francesco Mazzola detto “il Parmigianino”; pare che questo dipinto sia stato inviato a Roma nel 1905 per partecipare ad una mostra e che invece di far ritorno a Specchio sia finito in una collezione privata a Venezia; al momento però non mi risulta che il Parmigianino abbia mai dipinto un opera raffigurante il detto Santo.
Un importante dipinto del Parmigianino si trova nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Bardi e rappresenta lo sposalizio di Santa Caterina ; Francesco Mazzola lo dipinse all’età di 18 anni nel 1521

Specchio e la sua Chiesa hanno avuto un ruolo importante anche sul finire della seconda guerra mondiale; molteplici sono i combattenti partigiani che hanno trovato rifugio e ospitalità sia da parte delle strutture ecclesiastiche, sia da parte di tutta la popolazione ; questo ampio coinvolgimento è testimoniato in un intervista rilasciata nel 2003 dal partigiano Silvio Camangi (Nato a Parma il 16/04/1924) , arrestato a Specchio nel dicembre 1944; riassumendo così racconta Silvio:………. avendo alle spalle reparti tedeschi, io e un’altra decina di compagni lasciammo Pellegrino e ci dirigemmo a Specchio nel comune di Solignano, attraversammo il Ceno, c’era tanta acqua, arrivammo a  Specchio  nel pomeriggio…………lì ai Filippi ci sorprese un reparto di alpini tedeschi………..catturati ci portarono in casa di un certo Sig. Ruffini………..poi venne il prete di Specchio Don Caramatti e cominciò col dire “No questo non è un partigiano, questo è un mio parrocchiano”…e così ne tirò via diversi……. alla fine ci portarono nel solaio con l’intenzione di fucilarci il mattino seguente ……………il racconto di questo partigiano, allora ventenne, prosegue e si conclude in modo positivo con la sua liberazione avvenuta il 30 aprile del 1945 a Bolzano, dove era in attesa di essere deportato a Mauthausen.
Intervista integrale sul sito:www.lageredeportazione.org/binary/lager     (Testimoniamze- Silvio Camangi)

Oltre a questa testimonianza, è altresì noto che durante il rastrellamento del gennaio 1945, tanti combattenti partigiani trovarono rifugio e nascondiglio nel solaio cieco della chiesa parrocchiale.
La parrocchia di Specchio abbraccia tuttora un vasto territorio, ora con poche anime, ma ampiamente popolato nel primo dopo guerra.
A quei tempi, circa 60 anni fa, nel corso dell’anno a Specchio si celebravano molteplici funzioni liturgiche rammentate ora solo dalle persone più anziane; fra tutte credo che una delle più partecipate dai fedeli sia quella detta delle”Rogazioni” che si celebrava alla fine del mese di aprile, più o meno in concomitanza con l’inizio della stagione primaverile.
La parola “Rogazioni”deriva dal latino “Rogare”cioè “pregare- invocare”; questo rito sacro dalle origini molto antiche consiste in una processione penitenziale allo scopo di invocare la benedizione e la protezione divina sulle semine e sui raccolti ; il corteo dei fedeli partiva dalla chiesa parrocchiale con in testa la croce e le confraternite maschili, seguite dal sacerdote, dalle donne e in ultimo dagli uomini; durante la lenta processione che si svolgeva sui terreni e sui campi circostanti venivano recitate preghiere e intonate le litanie dei santi fino al raggiungimento di punti prestabiliti, dove una volta giunti, il sacerdote alzando la croce e rivolgendola verso i quattro punti cardinali recitava le invocazioni “A fulgure et tempestate, A peste, fame et bello…..ecc…ecc” e i fedeli rispondevano “Libera nos Domine ;ut fructus terrae dare et conservare digneris , si rispondeva”Te rogamus, audi nos”,(2) seguiva poi l’aspersione dei campi con l’acqua benedetta e infine sempre in corteo, i fedeli rientravano in Chiesa,dove il sacerdote concludeva il rito con la benedizione finale .

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Specchio– Il rito delle Rogazioni

Un altro evento religioso che a coinvolto molti parrocchiani è avvenuto nella primavera del 1948, quando nella zona venne in pellegrinaggio la statua della Madonna di San Marco ( Santuario di Bedonia ); anche in quell’occasione lunghi cortei di fedeli con canti, preghiere e torce luminose accompagnarono per tutta la durata del pellegrinaggio, la statua della Vergine mentre, giorno dopo giorno, veniva portata nelle varie frazioni, dove ad attenderla c’era anche qui un gran numero di devoti, giunti da tutto il circondario.

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Specchio–1948 Madonna di San Marco

Anche nelle varie Cappelle disseminate nel territorio parrocchiale fino a non molti anni fa si celebravano le ricorrenze dei Santi a cui esse erano dedicate; nell’Oratorio di Selva si celebrava Santa Lucia (13 dicembre), Sant’Antonio Abate (17 gennaio) e Santa Apollonia (9 febbraio) , a Costa Pallavicino si celebrava Santa Caterina della Macina (25 novembre) e nella piccola Cappella della Fosa si celebrava la Beata Vergine Maria; con la scomparsa dell’ultimo parroco titolare della parrocchia, Mons. Giovanni Rolleri, tutte queste cerimonie sono andate perdute; mancando ora un parroco titolare, le funzioni religiose essenziali vengono attualmente celebrate nella chiesa di Specchio dal parroco di Vianino, Don Aldo Castagnoli.

Specchio a sud/est della chiesa , su una piccola altura sorge una cappella funeraria che aveva la funzione di ossario, questa cappella di origine settecentesca, probabilmente voluta da qualche nobile del tempo, ha svolto il suo compito fino al 1875, in essa possiamo ancora notare che vi erano due sepolcri, uno pro “feminis” ed uno pro”hominibus.

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Specchio– Antica Cappella Funeraria.

 

Questa, in breve  è la storia di Specchio, piccolo paese di montagna che come tanti altri della zona, man mano che passa il tempo, verrà dimenticato.

 

1)- Nella prepositura di Specchio è da ammirarsi un San Giacomo, effigiato in tela secondo alcuni dal Parmigianino. (Coreografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle Isole–Volume ottavo 1939 – pag 460 .  Zuccagni/Orlandini )

2)- Dai fulmini,dalle tempeste,dalla fame e dalle gueree, liberaci o Signore.

Affinché Ti degni di darci e conservarci i frutti della terra, Ti preghiamo, ascoltaci.

 

MONS.  DON GIOVANNI ROLLERI

ULTIMO PARROCO DI SPECCHIO
Pione 17 agosto 1916—Monticelli Terme 19 settembre 1999

Cenni Biografici di :
R. Longoni, in Gazzetta di Parma -20 Settembre 1999

Nel 1920,alla morte del padre, si trasferì con la madre a Cereseto. Frequentò il seminario di Bedonia, dal quale lo allontanarono nel 1930,a tredici anni, perché non ha vocazione allo stato ecclesiastico.
Dopo l’espulsione si iscrisse a collegi religiosi di La Spezia, Pontremoli ed Alassio. Tornò in seminario a Bedonia per il liceo nel 1936. Poi si recò a Piacenza per i quattro anni di teologia. Il 18 giugno 1943 venne ordinato sacerdote: tre giorni prima gli era stata assegnata la parrocchia di Villora di Varsi, nella diocesi piacentina.
Il 17 settembre 1943 gli fu chiesto di organizzare una spedizione di forme di grana per i partigiani di Edoardo Fassoni di Tosca, che si stavano organizzando sul Barigazzo.
Il Rolleri non si tirò indietro e cominciò a fare il doppio gioco con i fascisti, fino a che non venne fatto prigioniero .Furono i Tedeschi a liberarlo e poco dopo il Rolleri si impegnò nelle trattative di scambio che permisero di salvare 126 partigiani e 57 Tedeschi.
Intanto, in canonica e nelle case dei fedeli, riuscì a ospitare 51 prigionieri inglesi fuggiti dal campo di Fontanellato.
Poi dovette scappare a sua volta, con abiti civili e la carta d’identità che lo avevano trasformato in Andrea Casali di Giovanni, ragioniere fidentino, sposato.
Ma sempre più spesso vestì da partigiano ,con una pistola alla cintola che, sembra, non usò mai. Operò con i partigiani della 31/a e poi della 12/a brigata Garibaldi. Nelle azioni di guerra diede sempre l’estrema unzione ai feriti di entrambi gli schieramenti.
Quando Cavestro e altri quattro partigiani furono fucilati a Bardi, il Rolleri aspettò che i nazisti se ne fossero andati, per ricomporre pietosamente i corpi dei cinque. Cercò di salvare anche la vita di una spia fascista. Nel dopo guerra fu parroco di Specchio. Monsignore, cappellano nazionale dell’Associazione partigiani cristiani, dell’Associazione mutilati e invalidi di guerra e cappellano di Sua Santita’ per nomina di Giovanni Paolo II, fu decorato di medaglia d’argento al valor militare. Morì stroncato da infarto.

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