INAUGARAZIONE ORATORIO DI SANTA MARIA DELLA SELVA

SELVA 058

Un po’ di storia

Da “ LA SELVA” di Francesco Strina

Nel 1493  la famiglia Piroli, abitante nel borgo di Selva di Specchio, comune di Solignano, famiglia di antiquari e sacerdoti, volendo mandare ad esecuzione la volontà del fu Cristoforo Piroli, avo paterno, rivolse al Vescovo di Piacenza la richiesta di poter edificare nei pressi della loro abitazione e nella loro proprietà  una chiesetta.

Ottenuta l’autorizzazione, con grande soddisfazione di tutti gli abitanti della zona, nel 1493 si diede inizio alla costruzione di una piccola cappella.

Questa cappella, ora detta Oratorio, era di dimensioni molto piccole, era costituita da una sola navata con un piccolo campanile a vela.

Le pareti erano interamente in sassi di provenienza locale e il tutto era coperto da un tetto a due acque, costituito da piane di ardesia  posate su travature in legno; all’interno un piccolo altare in pietra e pochi arredi sacri, sopra l’altare un quadro raffigurante S. Antonio Abate.

L’arredo interno era costituito da qualche banco in legno di fabbricazione locale e da  un rudimentale comò.

Per il sostentamento del  sacerdote che doveva garantire il  funzionamento della chiesetta, il  22 febbraio 1493, con rogito di un certo dott. Lazaro, venne fondato un Beneficio sotto la protezione di S. Antonio Abate nel pubblico Oratorio di Selva di Specchio e venne determinato che il rettore responsabile  di questo Beneficio fosse sempre un discendente Seniore  del fondatore.

Dagli atti  di fondazione del Beneficio:

Angelo Testa, dott. Collegiato in laurea teologica, canonico della cattedrale di Piacenza e della Curia Vescovile di detta città, vicario generale, certifica  che:

Per atto del notaio Francesco de Pontolo  del giorno 22 febbraio 1493 estratto dal notaio piacentino Giovanni Lazaro de Curte, il sacerdote Giovanni figlio del fu Gulielmo Piroli e altri famigliari (seguono i nomi).volendo mandare ad esecuzione la volontà del fu Cristoforo Piroli, loro avo paterno, hanno fondato ed eretto il Beneficio Ecclesiastico col titolo di Santa Maria della Neve e S. Antonio Abate nel loro Oratorio da essi fatto costruire nel luogo detto La Selva, sopra una pezza di terra di loro proprietà attigua alla loro casa con l’obbligo del beneficiato di celebrare in detto Oratorio la Santa Messa in ciascuna settimana. Il beneficiato, il sacerdote Giovanni Piroli, avuto l’assenso del parroco della chiesa parrocchiale di Specchio accettò l’incarico riservandosi il diritto di nominare il suo successore che in ogni caso doveva appartenere alla dinastia dei Piroli.

Ciò è confermato anche da un rogito, redatto il 27 giugno 1660 da Giovanni Battista Fellegara  in cui, con il benestare di Galvano e Domenico Piroli venne nominato beneficiato il sacerdote Filippo Piroli.

Con un successivo rogito datato 3 dicembre 1668  dal notaio Giovanni Antonio Caravelle, essendo deceduto  Don Filippo Piroli, venne nominato come suo successore Don Alessandro Piroli.

Per una momentanea mancanza di un erede Piroli, disposto ad assumere il rettorato del beneficio, il 28 maggio 1688, il beneficio passò a Don Paolo Astori.

Il 5 febbraio 1698 ,il beneficio, con rogito di Giuseppe Groppi ripassò  a Don Francesco Piroli.

Alla morte di Don Francesco Piroli avvenuta il 7 aprile 1700,  con il benestare degli eredi Piroli, Alessandro e Domenico,  il 15 giugno 1700, venne nominato con rogito del cancelliere Giuseppe Groppi  il sacerdote Alessandro Astori.

Alla morte di Don Alessandro Astori  e fino al 1820, a guida del beneficio si alternarono diversi sacerdoti della famiglia Piroli (Bernardino, Alessandro, Domenico, Giacinto)

Dopo la  morte di Don Giacinto Piroli, avvenuta il 31 luglio 1819 , il 1 febbraio 1820 il benefico venne conferito d’autorità al sacerdote Don Francesco Busani .

Il 7 maggio 1834, a seguito della morte di Don Busani, i Piroli non avendo più sacerdoti nel loro ambito famigliare, nominarono, con il benestare del cancelliere vescovile Don Antonio Daccò, il 3 luglio dello stesso anno, Don Giuseppe Strini (a).

Alla morte di Don Giuseppe Strini(a), avvenuta il 27 febbraio 1842, non comparendo più nessun componente della famiglia Piroli disponibile a sostenere il beneficio, Monsignor Sanvitale, Vescovo di Piacenza, di sua autorità, il 2 novembre 1842,  conferì il beneficio a Don Giovanni Giovanelli, rettore della parrocchia di Castione, che ne rimase in possesso fino al 17 novembre 1869.

Il beneficio, voluto dai Piroli, consisteva di 18 appezzamenti di terreno, sparsi nel comune di Solignano e di Varsi.

Piroli Francesco, non volendo più sostenere il benefico, dopo aver compiuto  vari atti legislativi presso il demanio di Parma, necessari per svincolarsi dal benefico, e dopo aver pagato le relative  tasse, il  notaio Dott. Luigi Orsini il 24 agosto 1869 autorizzava il Piroli alla cessione di tutti diritti posti sui beni del beneficio a   Pietro Gabelli, alla loro madre Carpana Caterina e ai fratelli Giuseppe e Luigi,che entrarono così nel legittimo possesso di tutti i diritti.

(un beneficio è un insieme di beni patrimoniali eretto in ente giuridico dall’autorità ecclesiastica per assicurare il sostentamento al titolare di un ufficio ecclesiastico)

A questo punto, in base ad una legge del 15 agosto 1867 si stabilì che  il sacerdote Giovanni Giovanelli, avrebbe avuto diritto ad un retta annua di lire 113,45 necessaria al suo sostentamento.

I Gabelli, detentori dei diritti ceduti dal Piroli si impegnarono a versare  al sacerdote detta somma in due rate annuali, a maggio e a novembre, impegnando il sacerdote a soddisfare gli obblighi annessi al beneficio

I fratelli Gabelli pagarono la prima rata ma non potendo onorare le successive alle scadenze previste, attivarono un ipoteca sugl’immobili  per una somma di lire 2200, esigibile da Don Giovanelli ogni qual volta essi non avrebbero versato la somma di lire 113,4

Non potendo far fronte a queste spese e non avendo altre fonti a cui attingere si presume che per onorare l’ipoteca, i Gabelli abbiano messo in vendita un ragguardevole numero di terreni, decretando così l’estinzione  del beneficio.

Fin qui  la sintesi della storia antica di questo Oratorio.

 

Dopo lo scioglimento del beneficio, per far fronte alle esigenze dei fedeli della zona, le cerimonie essenziali (sagre, funerali ecc.) vennero svolte dal parroco di Specchio.

Questa chiesetta molto piccola,  malandata e pericolante, per il volere dell’allora parroco di Specchio, venne sottoposta ad una prima ristrutturazione ed ad un primo ampliamento che si concretizzo con lo spostamento della facciata verso ovest e l’inserimento di due piccole finestrelle.

Passarono alcuni decenni e lo stato di conservazione dell’immobile ritornò ad essere preoccupante, abbondanti infiltrazioni d’acqua provenienti dal lato del cimitero compromettevano la stabilità della costruzione interessando anche il distaccamento dell’intonaco dalle pareti, così si decise di avviare un secondo e quantomeno decisivo  intervento di risanamento.

Nel luglio del 1955, grazie alla donazione del terreno, da parte di un privato, ebbero inizio i lavori per un ulteriore ampliamento; fu rifatto il tetto e il  campanile, nelle nuove pareti furono ricavate altre due piccole finestre e le nicchie per le statue dei Santi;  nel 1957 Mons. Rolleri Giovanni,  da poco nominato parroco di Specchio, avvalendosi della  collaborazione di tutta la popolazione che oltre a contributi in denaro prestava manodopera gratuita, avviò i lavori per una sistemazione definitiva; fu scavato  un fossato per isolare dal terreno la parete lato cimitero e venne rifatta tutta la pavimentazione interna.

Con la scomparsa dell’ultimo parroco di Specchio, Mons. Rolleri, anche l’Oratorio di Selva che è stato un importante punto di incontro e di guida  per tutta la popolazione della valle,( vi si celebravano ogni anno molteplici ricorrenze religiose; Sant,Antonio Abate, Santa Lucia, Santa Apollonia…) si stava avviando verso un lento ma inesorabile e preoccupante decadimento, cosicché nel 2016 per  volere e con i contributi degli abitanti della zona, dopo l’espletamento di impreviste  pratiche burocratiche,  sono iniziati i lavori di riassetto di tutta la struttura. Un significante cedimento dei muri perimetrali ha richiesto un vitale consolidamento delle fondazioni con l’immissione di grandi quantità di calcestruzzo, sono stati restaurati e stuccati a giorno i muri perimetrali, anche il portone d’ingresso, logorato dal tempo è stato sostituito con un nuovo portone in castagno, e con l’inizio del 2018, il sagrato in terra battuta, è stato lastricato con  una pavimentazione in blocchetti di porfido, inoltre, a garanzia della sicurezza delle persone,  è stato installato uno steccato in legno;  buona parte dell’interno della chiesetta, compreso l’abside,   è stato ritinteggiato, è stato installato un impianto di amplificazione audio esteso fino all’esterno, le sedie che occupavano la navata centrale sono state sostituite da   dieci banchi con inginocchiatoio, forniti dalla Ditta Spinelli di Carate Brianza , è stato installato anche un nuovo lampadario al centro della chiesa, inoltre sono state restaurate le statue di Sant,Antonio, Santa Lucia e di  Santa Maria della Selva.

Essendo ormai stati ultimati tutti i lavori di restauro e riqualificazione, che hanno concorso  a dare a questa chiesetta  una nuova veste, sabato 9 giugno alle ore 14,30, Sua Ecc.Mons. Enrico Solmi, Vescovo della diocesi di Parma, coadiuvato dai parroci di Varano de Melegari, Don Evio e Don Jarek, ha inaugurato questo complesso, orgoglio di tutta la popolazione della valle,  celebrando  nell’Oratorio di Selva di Specchio, una  Santa Messa  solennizzata dalla   Corale di Pellegrino P.se

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Esterno  dell’Oratorio prima del restauro

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Esterno dell’Oratorio dopo il restauro

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Interno Oratorio prima e dopo il restauro

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                                 INAUGURAZIONE

IL TAGLIO DEL NASTRO

Sua Ecc. Mons. Enrico Solmi e il Sindaco di Solignano Sig. Lorenzo Bonazzi

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La celebrazione della Santa Messa solenne

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La Corale di Pellegrino Parmense

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“In questo Oratorio, la seconda domenica di Settembre si celebra la festa di ”Santa Maria della Selva”

 

L’Oratorio e l’annesso cimitero

All’inizio del rinascimento, i defunti venivano seppelliti o all’interno, o nell’atrio o nei sagrati delle chiese, ma nel 1758 l’Imperatore Giuseppe II d’Asburgo decretò che questi tipi sepolture non si potevano più fare, essi dovevano avvenire in spazi circoscritti e in luoghi aperti; per rispettare la legge venne recintato, vicino all’Oratorio della Selva, uno spazio delimitato con la funzione di cimitero e venne costruito al suo interno una  cappella mortuaria con due tombe/ossari, una per le donne e una per gli uomini; col passar del tempo la recinzione venne sostituita da un muro in pietra, ma dopo tanti anni anch’esso stava andando in rovina  .  Con delibera del consiglio comunale n° 61 del 14 novembre 1954 venne indetto l’appalto per i lavori di ampliamento del cimitero e il rifacimento, in quanto decadenti, dei muri perimetrali in pietra; questi muri non ricoprivano l’intero perimetro, cosi ché nel 1979  la comunità si è fatta carico del loro completamento costruendo la parte mancante con  blocchi di cemento prefabbricati che poco tempo fa, dal lato del sagrato, sono stati tinteggiati;  anche i vecchi muri perimetrali esistenti  e la cappella mortuaria, nel 2017, rispettando le rigide regole della soprintendenza delle belle arti e dei beni culturali, sono stati restaurati e stuccati a giorno  a cura del comune di Solignano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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